08 novembre 2018
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Tra le utopie necessarie, oggi più che mai, non può mancare la solidarietà.

Solidarietà intesa come sostegno e supporto verso qualcuno in un momento di difficoltà.

Il mondo dello sport, tanto più la pallacanestro che non contempla il pareggio ma decreta sempre un vincitore, è estremamente competitivo, la competizione genera rivalità, talvolta esasperata.

Talvolta ci troviamo ad essere in fuga, dalla paura di fallire, o dalle critiche.

Non c’è dubbio che le critiche possono aiutare a crescere, ma fanno anche male, specie quando il concetto viene “abusato”.., e non c’è dubbio che sulla pallacanestro femminile si accendono le luci della ribalta specialmente quando ci sono episodi in chiave negativa.

Chi ama questo sport lo sa, e prova dispiacere per questo. 

Chi ama questo sport, tuttavia, alla stessa maniera è capace di gesti che commuovono.  

È successo domenica scorsa a Sesto San Giovanni, prima della sfida tra l’Allianz Geas e il Fila San Martino di Lupari, quando le ragazze del settore giovanile del Geas, le squadre, e tutto il pubblico presente sugli spalti del PalaNat, hanno salutato con una standing ovation l’ingresso di Caterina Dotto, “stampellata” per via del grave infortunio al ginocchio che le ha interrotto una stagione iniziata alla grandissima.

Il video prodotto con uno smartphone ha generato 7.260 visualizzazioni solo sul profilo Facebook, inoltre, la società sestese ha consegnato alla giocatrice una lettera, scritta dalle ragazze dell’Under 14, contenente alcuni pensieri e auguri di buona guarigione.

Le lacrime di Caterina sono state le lacrime di tutti coloro che erano presenti al PalaNat o che hanno visto il video sui social (https://www.facebook.com/lupebasket/videos/1959434211025564/), e di quelle emozioni hanno scritto alcuni come Il Mattino di Padova, o la Gazzetta della Martesana…

Le cose belle non sono da prima pagina, né da apertura di telegiornale.

Ma lo sono per noi, da prima pagina con locandina, da poster, perché anche se ne siamo consapevoli, è bene ricordarci qualche volta che considerare l’altro come avversario e non come nemico, dalla palla a due alla sirena finale, è segno di grande rispetto.

E non sempre è così scontato.


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