5/12/2009 - 18:5
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Il Cras in Europa nel segno del 13, come le vittorie inanellate finora in questa stagione (quattro nel trofeo continentale), ma anche del... 3. Giovedì sera le rossoblù, superando il Galatasaray al PalaMazzola, hanno blindato il 3° posto nel girone più duro del torneo continentale costruendo per buona parte il +14 sulle turche dall'arco del tiro da 3, come ha rimarcato il coach avversario Kalaycioglu a fine gara: un 9/18 (50% di realizzazione che ha pesato tantissimo nel computo finale. Alla vigilia avevamo parlato del ruolo importante che avrebbero avuto le esterne rossoblù, le ali più delle guardie, nel confronto con le avversarie. Se le ali grandi hanno fatto fatica a tenere a freno Young (26 punti i 40'), le piccole hanno risposto ''presente''. E sono 3: Megan Mahoney ha ottenuto una media strepitosa dalla media distanza e da sotto (suo tra l'altro il canestro finale); Greco, con un bel 7/11 dal campo costruito soprattutto con il 3/5 da tre; Montagnino, infine, dai 6,25 metri ha dato prova di capacità balistica notevole chiudendo con 4/6. Proprio quest'ultima si sta rivelando in grande stato di forma. Le sue percentuali sono cresciute con l'affinamento dell'intesa con le compagne e proprio in Europa sta dando il meglio di sè, tanto da essere la settima tiratrice dai 6,25 con il 54,3% di realizzazione. L'italo-americana, ventiquattr'ore dopo la sua performance, conferma di sentirsi in buon periodo, ma non completamente soddisfatta del suo apporto: «Sicuramente mi sto esprimendo molto bene nel tiro dalla lunga distanza. La squadra mi costruisce dei buoni spazi che io sto sfruttando con costanza. Ma vorrei anche dare qualcosa in più in penetrazione e nell'arresto e tiro, dove ancora devo migliorare. Me lo dice sempre anche il coach, è una questione di convinzione». Incontentabile, la 24enne italo-americana di Baton Rouge. «Qualcosa di troppo l'abbiamo concessa al Galatasary - aggiunge - faticando nel tagliafuori e permettendo alle loro lunghe di prendere 13 rimbalzi offensivi, che sono davvero tanti. Anche questa gara ci ha insegnato che abbiamo ampi margini di miglioramento». Sul black-out finale, tuttavia, trova una giustificazione: «Giocare bene per 40 minuti è impossibile. E poi il Galatasaray è un'ottima squadra, con due giocatrici, Young e Douglas, che hanno tanti punti nelle mani». Ai tifosi non sfugge l'ormai classico movimento con le dita della mano, l'ok con le ultime tre dita ben allungate, che Jamie compie dopo aver realizzato le sue triple. Non è un vezzo personale e lo spiega: «In America quel gesto è utilizzato dagli arbitri per indicare che il canestro di un giocatore è stato realizzato dalla linea dei 3 punti. Qui si usa alzare le braccia e allora ci penso io a... ripristinarlo, mi serve per caricarmi. Ma la vera carica me la dà il pubblico tarantino, che risponde con entusiasmo al mio gesto ed è più in generale, una spinta in più per tutta la squadra». Nell'esperienza americana alla Tulane University a New Orleans, non aveva mai avuto una platea così numerosa e calorosa: «Quella della capitale della Lousiana è una piccola università privata, la palestra è da 500 spettatori. Qui a Taranto ho capito per la prima volta cosa vuol dire avere il conforto del pubblico, prima da avversaria con Ribera, ora da crassina. È una carica di energia che serve soprattutto nel finale delle partite e che ci manca quando siamo fuori casa. La spinta del pubblico è stata utile anche giovedì sera». A questi tifosi Jami preferisce non promettere nulla di concreto: «Promesse non mi piace farne. Posso solo garantire, parlando anche a nome delle compagne, che daremo sempre il massimo». Anche a Ekaterinburg? «Anche lì, perché no». Antonio Bargelloni
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