10/3/2010 - 17:37
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Alice Pedrazzi la “voce” Rai “Per le telecronache mi preparo così”
Abbiamo avuto le telecamere di RaiSport Più al PalaAllende di Cinisello lo scorso 1° marzo, per Geas-Napoli. Le rivedremo a Casnate per il derby di lunedì prossimo. È un periodo di passaggi televisivi per il Bracco, e così ci è venuta la curiosità di sapere di più su ciò che sta “dietro” una telecronaca di basket femminile: come ci si prepara, come si scelgono i tempi per gli interventi, e altre domande di cui abbiamo tempestato Alice Pedrazzi, commentatrice tecnica a fianco di Maurizio Fanelli. Una coppia giovane e di fresca composizione, visto che lei è entrata in pista da circa un anno (guadagnandosi, dopo un ballottaggio con altre candidate, il ruolo di “spalla” per gli Europei in Lettonia e il posto fisso per questa stagione) e lui da pochi mesi, sostituendo a campionato in corso il grande Massimiliano Mascolo.
Difficile condensare in poche righe il curriculum di Alice, ma ricordiamo che, da ala-pivot classe 1978, ha giocato 10 anni in A1 tra Pavia/Vittuone, La Spezia, Alessandria e Taranto: ultima stagione nel 2005/06, quando era già diventata mamma del primo dei suoi due bambini. Oltre alla Rai, scrive su «La Stampa»: di sport ma anche di spettacoli. Ma lasciamo a lei... il microfono, ringraziandola per la disponibilità nonostante fosse legittimamente esausta dopo l’intensissima “due giorni” di Coppa Italia.
- Partiamo dall’inizio: come ti prepari prima di una partita? «Leggo. Leggo. Leggo. Tutto e di tutto. Ogni notizia può essere importante, può tornare utile per un commento e una lettura durante la partita, può servire a interpretare atteggiamenti anche mentali di giocatrici e staff. Poi cerco di individuare quelli che, a mio avviso, saranno i temi tecnico-tattici della gara: eventuali marcature cruciali, punti di forza di una squadra o dell’altra, difese che potrebbero essere estratte dal cilindro, ritmi da tenere, anche in considerazione della situazione-infortuni o delle condizioni di alcune giocatrici.»
- Osservandoti da vicino durante Geas-Napoli, abbiamo notato che utilizzi un quaderno di appunti: cosa c'è scritto, se non è un segreto? «Principalmente è una “coperta di Linus”… In realtà lo utilizzo poco durante la partita, ma molto nel prepararla, e così mi dà sicurezza portarlo in postazione. Un po’ come tenere il libro aperto durante un’interrogazione… Ci annoto tutto: dalle formazioni, con altezze, date di nascita e nazionalità delle giocatrici, ai risultati degli scontri diretti precedenti, alla situazione di classifica, alle novità della settimana per finire con quei “temi” tecnico-tattici di cui parlavo prima».
- Durante la partita, oltre a parlare, tu e Fanelli dovete tenere d'occhio il campo (logicamente), ma anche il monitor che mostra cosa stanno vedendo i telespettatori, e poi il “live score” con le statistiche. Non rischiate mai di incasinarvi, scusa l’espressione? «Serve giusto un po’ di... visione periferica! Direi di no, comunque, anche se l’allenamento aiuta, ovviamente.»
- Immaginiamo che sia difficile selezionare in pochi istanti il commento tecnico più adatto all'azione appena svoltasi: quali criteri usi per dire la cosa giusta al momento giusto? «Prima di tutto bisognerebbe capire se dico sempre la cosa giusta al momento giusto... Poi, sinceramente, qui si va un po’ ad istinto: ci sono azioni in cui credo sia bene sottolineare il dettaglio di tecnica individuale che ha portato alla riuscita o meno di un gioco; in altre, invece, emerge maggiormente il collettivo o una mossa tattica (un cambio di difesa, una marcatura diversa, un gioco chiamato per lasciare in isolamento 1vs1 una giocatrice marcata da un’avversaria carica di falli…) e quindi rimarco quell’aspetto. E poi, forse la cosa più importante di tutte, seguo il discorso lanciato dal telecronista. Se sottolinea un aspetto piuttosto che un altro, provo a trovarne una ragione tecnica. Con Maurizio Fanelli ormai si è sviluppata una bella intesa».
- Quanto ti aiuta il tuo passato di giocatrice di alto livello? «In moltissime cose. È la base di ogni mia osservazione e commento. Spesso, davanti a una particolare situazione tecnica, mi escono istintivamente dalla bocca frasi ripetute mille volte dai miei allenatori in allenamento o in partita… E poi conosco, per averli vissuti sulla mia pelle, i meccanismi psicologici che possono scattare nelle diverse fasi di una gara. E a volte questi contano più della tecnica e della tattica per spiegare un errore o un’azione ben riuscita».
- La Coppa Italia ha regalato emozioni e sorprese. Qualche tua impressione a caldo? «Ammetto, non mi aspettavo né che Venezia potesse battere Taranto, né che sfiorasse l’impresa pure con Schio (come quasi tutti, ndr). In semifinale la Reyer ha giocato con grande cuore e tanta tattica, vedi le difese alternate continuamente, le uniche armi che poteva sfruttare per mandare in crisi l’attacco di Taranto. La quale probabilmente ha pagato la pressione della favorita. In finale pensavo che Venezia pagasse la fatica e forse un pizzico di appagamento dopo il colpo della sera prima, e invece mi ha stupito di nuovo. Certo, a 2’ dalla fine ormai pensavo che ce la facesse: credo che il quarto fallo di Ballardini abbia fatto girare di nuovo la partita. In generale, non posso fare a meno di considerare queste “final four” un grande spot per il nostro movimento. Partite intense, tiratissime, risolte tutte negli ultimissimi minuti, un Taliercio stracolmo, e in campo talento, tattica e tante giocatrici italiane protagoniste. Un basket bello ed emozionante, che sono stata orgogliosa di commentare».
- Ma quando invece una partita si decide troppo presto e cala l’interesse per il risultato, come nel recente Geas-Napoli, che cosa si fa per tener viva l'attenzione? «In questo, gran parte della responsabilità e del merito è del telecronista, perché è lui a “guidare” la telecronaca. Io cerco di dare il mio contributo provando a raccontare cosa può passare nella testa delle giocatrici in un momento totalmente favorevole o totalmente negativo per la propria squadra».
- In generale, pensi che il basket femminile sia un buono spettacolo televisivo? Che gradimento stanno avendo le telecronache? «Io credo che lo spettacolo sia buono. Migliorabile, certo, ma tutto sommato buono, con picchi di eccellenza. Non so dirvi i dati di ascolto, bisognerebbe chiedere a Lega e Rai. Ma mi pare che tutti siano soddisfatti dei ritorni e, per quello che posso dire io, anche se non è molto oggettivo, sento gente – anche insospettabile – che mi dice…”Ah, sai che ti ho sentita in tv?”».
- Guardiamo ora al tuo prossimo impegno di campionato: cosa ti aspetti da Comense-Geas? «È un derby. È una partita fra due delle squadre più in forma del momento. È una sfida fra due formazioni appaiate in classifica che stanno sgomitando per guadagnarsi un posto subito dietro le “grandissime”. È il ritorno di Montini nella “sua” Como da ex. Mi sembra che gli elementi per aspettarsi una grande battaglia ci siano tutti. E noi siamo pronti a commentare un altro finale infuocato!»
- Ultima domanda e ti lasciamo riposare: come giudichi la stagione del Geas fin qui? «Il cambio di guida tecnica a stagione in corso è sempre un’operazione molto delicata che si porta dietro equilibri, scelte, decisioni che solo dall’interno del gruppo si possono giudicare. Per quanto riguarda, invece, il cammino in campionato, è evidente a tutti: dopo un periodo “buio” è tornata la luce (e la fiducia) negli occhi delle giocatrici rossonere. Così è iniziata una serie di vittorie che ha aperto interessanti prospettive anche per i playoff».
Manuel Beck |