9/7/2012 - 9:41
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di Sergio Magazzù
Enzo Porchi non perde il vizio di vincere. Sulla carta è un allenatore semiprofessionista, alternando al suo lavoro di funzionario dell'Istituto autonomo case popolari di Reggio Calabria le sedute sui parquet a cavallo dello Stretto. Già perché - per scelta - ha deciso di fare il pendolare dei canestri, ottenendo i suoi successi tra Reggio e Messina. E così, a 60 anni, ha raggiunto le 12 promozioni (8 in Calabria e 4 in Sicilia) nei 37 anni di una lunghissima carriera di allenatore, iniziatasi a 23 anni, quando smise di giocare per la Piero Viola.
Per lui tante soddisfazioni: da giovanissimo capo allenatore della stessa Viola, alla prima promozione in A2 con l'Olympia, prima della scalata dalla C all'A1 con la Pcr Messina, arrivata a giocarsi l'accesso alla finale scudetto con la corazzata Pool Comense. «E' il più grosso rammarico - ammette Porchi - perché, nel suo momento, d'oro Messina avrebbe dovuto unire le forze tra le due società e costruire un progetto che le avrebbe consentito di dominare per anni».
In panchina si è sempre contraddistinto per l'eleganza e lo stile ma anche per l'arguzia tattica e la capacità di sfruttare al massimo il materiale tecnico a sua disposizione. Perché è facile vincere quando hai alle spalle società e squadre fortissime, molto meno se alleni dalle nostre parti.
Su questa considerazione si fonda la grande stima di Porchi per Coppa. «La squadra più forte che la Sicilia dei canestri abbia mai avuto - ricorda - è la Priolo del primo scudetto e della Coppa dei Campioni. Ma, secondo me, il miracolo tecnico è stato quello del secondo titolo che per tanti rimane ancora un piacevole mistero, non essendo quello il quintetto più forte di quell'anno. E' quel miracolo tecnico è firmato Santino Coppa».
Dopo due stagioni sulla panchina della Rescifina Messina, dove è arrivato a un passo dall'A2, Porchi è tornato a Reggio per vincere ancora con l'Olympia: «Abbiamo restituito alla città e alla Calabria - ammette con orgoglio - una prestigiosa Serie A con 6 under 19 in squadra. Dedico questo successo a mia moglie (Mariella Pirozzo, ex giocatrice proprio dell'Olympia, ndr) e alla mia città».
Per Porchi la crisi del movimento siciliano riflette quella economica nazionale. «Ci sono solo due isole felici, Ragusa in campo femminile e Agrigento in quello maschile. Resiste Priolo, ma più che altro resiste Coppa, personaggio carismatico in grado di coagulare le poche forze esistenti. Per il resto ci sono gli stessi problemi che hanno portato Alcamo e Comense a non iscriversi in A1».
Ma la Sicilia tornerà a vincere nel basket? «Secondo me ne ha la possibilità, a patto che si riuniscano le forze, eliminando il campanilismo che alla fine indebolisce tutti».
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