17 agosto 2017
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I gradini che salgono all'appartamento di Antonio Concato sono quelli di un vecchio palazzo nel centro storico di Vicenza: costruiti in pietra, un pochino erosa dal tempo, forse oggi troppo ripidi perché il Signor Antonio, più vicino alla nona che all'ottava decade, possa percorrerli con la tranquillità degli anni migliori. Il “patron” biancorosso attende sulla soglia: e basta varcarla per sentirsi proiettati laddove tutto è iniziato, una sorta di biblioteca-museo che raccoglie gran parte della lunga e fortunata storia della pallacanestro femminile vicentina. Sparsi sul tavolo del salotto fanno bella mostra di sé anche libri di narrativa, gialli e altro (“Li ho acquistati tempo fa - racconta sornione il padrone di casa - con l'intento di leggerli una volta messa da parte la passione per il basket: ma sono ancora lì”), infilati tra pile di giornali, vecchie fotografie e qualche trofeo. Non ci sono santi, qui tutto sa di palla a spicchi, giocatrici, allenatori, scudetti, coppe, campionati. Da quelli vinti nell'era del Concato allenatore con il marchio Portorico, al periodo del dominio assoluto in Italia ed Europa sotto l'egida Zolu, Fiorella e Primigi, agli anni meno felici coincisi con una “separazione in casa”, retrocessioni e riammissioni, sino ai giorni nostri, alla promozione in A1 solo accarezzata nella passata stagione e alla nuova, giovane, VelcoFin Vicenza che si appresta ad affrontare l'ormai imminente e intrigante avventura della prossima A2.

Vicenza ieri e oggi - “Vorrei fare una precisazione - è l'incipit di Antonio Concato - è davvero difficile stilare programmi a lunga scadenza, dato che la situazione economica certo non può definirsi tranquilla, e, soprattutto, l'attuale sistema organizzativo dello sport è ben diverso da quello di trent'anni fa. Allora le società avevano la possibilità di programmare anche a lunga scadenza, grazie alle forze economiche a disposizione. Oggi il termine 'programma' ha un significato molto relativo, quasi inesistente, visto che giocatori e giocatrici possono cambiare squadra quando vogliono. Gli atleti non sono più vincolati e per lo sport questo è un grosso punto negativo. Il vincolo, anche se, a volte, apportatore di situazioni controproducenti, era comunque una solida garanzia per i club. Ricordo che, nel periodo intercorso tra i primi scudetti e la seconda serie di successi, grazie ad una grande organizzazione del settore giovanile Vicenza è comunque riuscita ad andare avanti, anche se gli sponsor di allora non avevano grandi potenzialità. Come? Vendendo le giocatrici di maggior qualità e interesse. Doverlo fare proprio non era piacevole, ma necessario per garantire la continuità del sodalizio. Adesso, al termine del contratto, tutte possono cambiare maglia: e con accordi generalmente annuali, non è dato sapere se l'atleta di questa stagione sarà qui anche nella prossima. VelcoFin? Vero, l'anno scorso siamo arrivati vicini all'A1, ma a fine campionato abbiamo fatto le dovute considerazioni. La squadra aveva dimostrato di essere competitiva nei confronti delle altre pretendenti, ma per fare il salto di categoria e poi riuscire a salvarsi serve altro. Ho sempre pensato che la condizione sia avere una base di italiane che siano in grado di giocare in A1, anche se non forzatamente da protagoniste. Che campionato mi aspetto? Abbiamo scelto di rinverdire il gruppo, spero riusciremo a creare una base giovane sulla quale costruire il futuro e che possa, magari più avanti, maturare l'esperienza necessaria per salire di livello. Non so se sarà possibile, perché l'atleta che dimostra potenzialità da A1 finisce presto nel radar del massimo campionato: te la portano via prima che tu possa completare il tuo percorso. Il legame con la città di Vicenza? Esiste, ma solo con i vicentini dei tempi nei quali la squadra vinceva. Sì, sarebbe bello ricrearlo allo stato attuale, ma credo sia un'impresa assai difficile da realizzare perché abbiamo perso troppo tempo. Io sono in prima linea da sempre e ora non so quanti progetti potrò ancora fare. La cosa più importante sarebbe trovare qualcuno - singolo o gruppo di persone - che volesse continuare la tradizione della società”.

Campionati, Fip e... volley. Anche America - Campionato di A1 a dieci squadre, ben trentadue - salvo defezioni - a comporre il lotto delle concorrenti in A2, con il torneo di vertice a carattere elitario e il secondo propenso ad identificarsi come il vero e proprio motore del movimento rosa nazionale. “Probabilmente - sorride il presidente biancorosso - la chiacchierata elite dell'A1 è dettata dal semplice fattore economico: solo le attuali iscritte possono permettersi di sostenere i costi della categoria. Guardiamo al Geas, società di grandissime tradizioni, che nel recente passato era giunta nella massima serie grazie ad un importante lavoro sul settore giovanile e alla presenza di una giocatrice - Giulia Arturi - che mai ha pensato di lasciare un club al quale è fortemente legata. Dopo la retrocessione il Geas è ritornato a competere per la promozione in A1: ma, forte dell'esperienza maturata, ha preferito rimanere nella categoria. Ripeto, dalla certezza della tranquillità economica non è possibile prescindere. Poi - aggiunge - vorrei focalizzare altri due aspetti: uno riguarda l'incessante succedersi di formule, destinate a garantire lo svolgimento dei campionati, che non solo vanno a scapito della continuità, ma che si presentano varie e disparate a tal punto da essere di difficile comprensione e poco utili all'immagine del movimento. Il secondo riguarda invece la Federazione, che, a mio giudizio, dovrebbe pensare al fatto che il basket femminile ha bisogno di altra attenzione, di vero
e proprio aiuto, che né la Fip e neppure la Fiba sono propense a considerare. La situazione economica della femminile è generalmente molto difficile e l'incertezza che ne deriva crea seri problemi, anzi, mette in crisi, il lavoro delle società. Mi piacerebbe che la Federazione chiedesse al Coni un aiuto extra a vantaggio del mondo femminile: se non ricordo male una cosa simile è accaduta, tempo addietro, a favore del volley che stava affrontando un calo di popolarità. Ci fu anche un personaggio televisivo coinvolto in un'attività promozionale, attraverso una serie di spot tramite i quali invitava le giovani a dedicarsi alla pallavolo. E, contemporaneamente, contrapponeva la bellezza del volley al pericolo del basket, gioco nel quale è facile infortunarsi a fronte dei continui contatti fisici. Credo che questo sia stato un danno spettacolare all'immagine del nostro mondo”. Poi parte l'attacco: “In America, culla dello sport, la disciplina spettacolare è quella dove esiste il contatto, il confronto diretto tra giocatore e avversario, l'uno contro uno insomma. Lo sport professionistico è solo quello che garantisce lo spettacolo: e, guarda caso, negli Stati Uniti il volley, in questo senso, non è contemplato”.

Nazionale e numeri - “Negli ultimi anni la Nazionale è cresciuta, sono arrivati risultati e medaglie: qualcosa, dunque, è stato fatto e da lì bisogna partire per dare ancor più visibilità alla maglia azzurra. Si è tornati a lavorare in maniera assolutamente costruttiva. Purtroppo mancano i numeri, la quantità dalla quale poter estrapolare la qualità. Non ho una... ricetta in proposito. Finché resta la convinzione che la pallavolo è uno sport adatto alle donne perché privo di contatto, e sino a quando le ragazze non capiranno che la bellezza del gioco è il confronto con il diretto avversario sarà ben difficile alimentare il bacino d'utenza. Serve una diversa mentalità nell'approccio allo sport: e qui ritorno all'aspetto americano e all'importanza della spettacolarità per trascinare il pubblico alle partite e invogliare i giovani alla pratica”.

Allenatori, da Vasojevic a Corno, passando per Pasini - “Non ho alcun rammarico legato a qualche allenatore che avrei voluto a Vicenza ma che non è arrivato. Senza dimenticare che, prima di valutare positivamente o negativamente un allenatore, bisogna condividere un'esperienza sportiva. Ecco perché, dopo vent'anni, ho richiamato Aldo Corno: che, come accaduto in passato, ha dato una positiva svolta alla vita dell'A.S. Vicenza. Regalando a me e al club ulteriore slancio. Ricordo con piacere 'Zigo' Vasojevic, il primo a cambiare il corso di Vicenza: e anche altri, che sono andati via per seguire strade diverse. Un esempio? Piero Pasini: lo avrei tenuto per sempre”.

 

Grazie all'ufficio stampa VelcoFin Vicenza 

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