Meglio di così non poteva finire.
Con un 2/2 ai tiri liberi nei secondi finali, Giorgia Sottana ha
messo i suoi ultimi due punti per contribuire alla vittoria nella
decisiva gara 3 della finale scudetto, vinta dal suo Famila Schio
contro la Reyer Venezia. Per Schio è il quattordicesimo scudetto,
per la sua storica capitana è il nono e ultimo di una carriera
straordinaria, salutata con rispetto, ammirazione e gratitudine da
tutto il mondo della pallacanestro, e con un momento di celebrazione insieme ai tifosi martedì sera al PalaRomare. Per la Lega Basket Femminile, le riflessioni di Sottana sull'ultima settimana della sua carriera e su cosa lascia a Schio e alla pallacanestro. L'intervista è stata pubblicata anche sull'edizione odierna del Corriere dello Sport e Tuttosport.
Come hai vissuto questa finale così denza di emozioni?
Sicuramente è stata una settimana impegnativa, perché ci sono tanti pensieri dietro l’ultima settimana di una carriera. Da una parte c’è il focus per finire una stagione vincendo, il solito di ogni anno, dall’altra c’è un alone di pensiero sul fatto che sarebbe stata l’ultima finale e le ultime partite. Sinceramente non mi ha preso tanto, ho detto anche a Kim che secondo me non ho ancora ben realizzato il fatto che non giocherò più. Stamattina mi sono svegliata pensando di avere allenamento, e in realtà non ce l’abbiamo e non ce l’avrò più. Devo ancora realizzare questa cosa.
Come è stato vivere il ritmo di una stagione così frenetica dopo
aver deciso di smettere?
Essendo stata una decisione maturata nell’ultimo anno o mezzo o due, mi sono vissuta questa stagione molto serenamente, non con il pensiero fisso che sarebbe stata la mia ultima. Forse è stata più leggera, se devo trovare una parola per definirla. Ho pensato molto più a godermi ogni momento, sapendo che stavano arrivando alla fine, in modo meno pesante ma più riconoscente. Quando sei abituata a fare sempre le stesse cose perdi un po’ la gratitudine verso quella che è la tua routine, ho cercato più di focalizzarmi sull’essere grata per la vita che stavo vivendo e che è giunta al termine.
Siete riuscite a rimontare dopo aver perso gara 1 in casa e dopo tre sconfitte consecutive contro Venezia, considerando anche il play-in di Eurolega. Dove avete girato questa serie?
Sull’approccio a livello di squadra. A livello tattico non abbiamo cambiato niente in queste tre gare, abbiamo tenuto lo stesso piano partita dalla prima all’ultima, cambia però se lo fai in modo convinto, di squadra e unite. Secondo me è questo quello che è cambiato nelle ultime due gare, e che non si è visto quasi per tutto l’anno: una squadra con un obiettivo comune e non solo degli individui. Questo comporta dei sacrifici personali all’interno della squadra, capire che giochi in un sistema e perché questo funzioni devi sapere a volte fare un passo indietro. Non è così scontato, ma in questo siamo state brave a farlo tutte nelle ultime due partite. Penso che se l’approccio di tutte noi fosse stato questo per tutta la stagione sono convinta che ci saremmo tolte più soddisfazioni, soprattutto in Eurolega, perché avevamo il potenziale per farlo. Il rischio quando hai delle squadre forti è di non riuscire a trovare quella chimica in cui ognuna riesce a trovare il proprio spazio senza dover prevalere sull’altra. Purtroppo questa cosa non sempre è stata fatta quest’anno, ma è successa nel momento più importante in cui si è decisa la stagione
Cosa ti ha lasciato Schio e cosa pensi di aver lasciato dopo tutti questi anni da capitana?
Schio è casa non solo per me ma anche per la mia famiglia, non solo perché Ellis è nata qui ma perché ci siamo sentite nel nostro posto. Sono qui da tanti anni e sono riuscita a costruire rapporti che per me sono importanti, sia con persone all’interno della società che al di fuori. Spero in questi anni sia passato, al di là delle vittorie e delle sconfitte, che sono sempre scesa in campo per onorare la maglia della città e le persone che ci sono dietro, che ci lavorano e ci seguono con tanta passione. Non c’è mai stato un momento in cui ho giocato per me stessa, perché sono cresciuta con questo valore. Spero che sia passato e credo di sì, perché nell’ultimo periodo tante persone mi hanno mostrato gratitudine per questo, e credo sia la cosa più importante. Non ho fatto niente di speciale, ho fatto quello che sentivo e che sono io come persona nella vita. Nella direzione in cui si va oggi, in cui l’io prende sempre più spazio del noi, se c’è una cosa di cui vado orgogliosa è che a Schio ho sempre lottato per la città e molto poco per me stessa.
E cosa ti ha lasciato e cosa lasci alla pallacanestro?
Il basket è stata la mia vita per più di 30 anni, quando ho iniziato a giocare ero molto piccola. Per me è stato tutto: il mio insegnante, la costruzione dei miei valori, l’imparare a costruire dei rapporti umani. Al di là del basket giocato, sono queste cose che mi tengo e mi porterò dietro sempre, perché hanno costruito la persona che sono oggi. Sono sicuramente stata fortunata, ma credo che la fortuna non arrivi da sola, perché ho lavorato e sacrificato tanto per questo, soprattutto negli anni in cui ero molto giovane. Il basket non uscirà dalla mia esistenza, e vorrei poter dire di averlo lasciato un posto migliore di quello che ho trovato. Non so se in qualche modo ho contribuito a fare qualcosa di buono per il movimento e per le persone che ci seguono, ma posso dire che ci ho provato. Credo che le protagoniste siamo noi, riceviamo tanto e dovremmo provare a restituire, e nel mio piccolo posso di averci provato e che ci proverò ancora in futuro. Spero di essere riuscita a lasciare qualcosa alla gente, anche solo a una bambina che ha iniziato a giocare perché mi ha visto, e di aver fatto passare il messaggio che posso piacere o non piacere, ma sono stata una persona e una giocatrice onesta con questo sport e con la gente che c’era intorno, nel bene e nel male.
E adesso?
Credo mi prenderò un attimo di
pausa per realizzare, dopo anni in cui il mio focus è stato quasi
totalmente verso la pallacanestro. Spero di non fare qualcosa di fine
a se stesso, perché non mi identificherebbe, vorrei trovare un
lavoro che mi aiuti a essere la persona che so di essere, che
qualsiasi cosa farò abbia un risvolto generale e non solo un ritorno
personale. Mi piacerebbe sviluppare la mia parte video e lavorare sul raccontare e documentare
storie, ma adesso penso sia il momento di fermarsi un secondo e
vedere quello che succederà e mi si aprirà. Non ho previsioni certe su quello che farò o non farò, ma posso dire che nel breve sicuramente non farò l'allenatrice.
(Foto Elio Castoria)