Un esordio che ci si aspettava da poco più di un mese: tanto tempo è passato da quando, dopo una preseason cortissima e all'alba della stagione WNBA, le Dallas Wings hanno annunciato che avrebbero firmato Costanza Verona per la stagione 2026 con un Development Contract. Aggregata alla squadra, parte del roster, ma con una nuova sfida: lavorare duro, allenarsi, lottare ogni giorno per un posto. Non che la cosa spaventasse una come Costanza, ormai abituata a tutto dal suo percorso da Palermo sino al top in Italia e in Europa: e infatti, nel suo modo e nei suoi tempi, con pazienza e impegno, il momento è arrivato.
L'esordio con la maglia delle Dallas Wings in una partita WNBA ufficiale (Costanza aveva giocato una sola gara di preseason in precedenza, appena arrivata in Texas): è maturato in una sconfitta contro le Minnesota Lynx (76-100), con Verona che chiamata in causa negli ultimi sei minuti in una situazione di punteggio compromessa non si è scomposta, giocando con ordine e producendo quattro punti con due assist.
Non sarà corretto, in linea generale, scindere il risultato dalla singola prestazione, però qui in Italia la notizia certamente è stata accolta con un sorriso nonostante la sconfitta di Dallas: in questo mese tanti aspettavano aggiornamenti, notizie, si cercava Verona un po' sullo sfondo del mondo Wings per scovare un segnale che portasse all'esordio e in certi momenti è subentrata forse la paura, nei più pessimisti, che quel momento sarebbe stato difficile da vedere. La realtà è che lontana dalla luce dei riflettori "Cocca" stava avviando un percorso importante e significativo, e ce l'ha raccontato partendo dagli eventi più ravvicinati.
Ripercorriamo il "Gameday", dal prepartita sino al momento in cui sei stata chiamata in campo. Raccontaci della giornata del tuo esordio ufficiale in WNBA.
La mattina della partita stavamo facendo video prima dello shootaround. In particolare stavamo lavorando sulle rimesse delle Lynx, quando l'assistant coach si è avvicinato e mi ha detto che il piano dello staff sarebbe stato quello di "attivarmi" (ovvero andare in panchina) per la partita. Durante la sessione di tiro si è avvicinato anche il coach, Jose Fernandez: mi ha detto che mi stavo allenando bene, che secondo loro sono migliorata tanto e che mi avrebbero dato un'opportunità quella sera. Sul momento li ho ringraziati, poi sono arrivata alla partita con l'idea che l'esordio sarebbe dipeso dall'andamento di quest'ultima.
Esordio in stagione che poi è arrivato a sei minuti dal termine...
Sì, eravamo sotto di 20 e lo staff ha deciso di fare uscire il quintetto, dando spazio alle giocatrici che hanno giocato di meno. Prima di entrare, il coach mi ha fatto sedere vicina a una delle sue assistenti, perché volevano verificare se mi fossi ricordata gli schemi, se avessi saputo come muovermi in campo. Ero abbastanza preparata, in tutte le partite che ho visto sono sempre stata lì in panchina a osservare, a capire tutto quello che succedeva in campo, ero pronta. Sono entrata molto serena, ho cercato di gestire la squadra e andare dove c'era un vantaggio da sfruttare: ero concentrata, non mi sono sentita emozionata. Forse aver fatto la partita in preseason mi ha aiutata, le sensazioni sono state le stesse. A fine partita tutte le ragazze e i coach mi hanno fatto i complimenti, tutte le mie compagne di squadra sono state molto carine con me.
Dalla stessa diretta televisiva si è percepita una panchina molto "vocale" sulle tue giocate, con grandi incitamenti delle compagne. L'impressione è che tu sia pienamente inserita nel gruppo: come ti trovi alle Dallas Wings?
Col gruppo mi trovo benissimo, sono tutte super gentili e carine con me. E poi tutte vogliono imparare l'italiano: quando entro in spogliatoio è tutto un "Buongiorno!", "Ciao Bella!" e così via. Col gruppo di giocatrici con cui facciamo di solito tiro, ho insegnato a due ragazze americane e a Li Yueru, la lunga cinese, a contare in italiano. Hanno imparato bene sino a dodici! (ride, ndr) Il gruppo è molto giovane poi, mi trovo bene, sono estremamente contenta da questo punto di vista.
Hai menzionato la partita di preseason. Forse è impossibile fare paragoni, considerate le due situazioni diverse, ma cosa vedi di diverso tra quel primo impatto col mondo WNBA e la gara contro le Lynx?
In tutte e due le partite ho cercato di esser concentrata, ma in preseason davvero non avevo idea degli schemi, ero arrivata sostanzialmente il giorno prima. Mi ero detta "Ne chiamo un paio e basta". Adesso ho più confidenza con le compagne, prima non conoscevo quasi nessuna, ora sono amica con le altre: anche quello che mi hanno detto prima di entrare, la sensazione che ho percepito, è stato tutto molto diverso. Mi alleno sempre con la squadra, sono abituata a giocare con loro: mi sono sentita più consapevole e più tranquilla. Poi guardando la WNBA quest'anno sto vedendo che tante europee hanno la possibilità di giocare, come Pauline Astier e adesso Marine Fauthoux a New York. Ma anche Antonia Delaere, che ho visto con Minnesota e mi ha anche abbracciato quando ci siamo viste in mezzo al campo per la partita: anche questo ti dà più tranquillità, in campo vedi "facce conosciute".
Abbiamo parlato di ambientamento in campo, passiamo alla vita fuori dal campo: come va questo ambientamento negli USA e a Dallas?
In realtà noi viviamo ad Arlington (circa 20 minuti da Dallas), dove c'è il campo e poco altro da vedere. Ogni volta che andiamo in trasferta però abbiamo possibilità di vedere altre città per il giorno prima della partita: mi è piaciuta tanto Los Angeles, siamo state a Chicago, insomma dei bei posti dove viaggiare. Tra le prossime che attendo di più sicuramente Washington e poi San Francisco, che è in programma per la prossima settimana: c'è sempre una finestra di tempo ristretta, ma viaggiando con la squadra riesci davvero a vedere tante città americane ed è una cosa molto bella.
Nell'ambito della tua condizione con le Dallas Wings, spesso qui da noi non sono chiari concetti come "training camp contract" o come l'attuale "development contract". Ci sono differenze sostanziali di status rispetto al resto del roster, nella vita di campo di tutti i giorni?
Assolutamente no, sostanzialmente è tutto uguale rispetto al resto del roster. Gli allenamenti con la squadra sono normali, l'unica differenza sta nei carichi di lavoro, che naturalmente per le giocatrici che giocano di più sono diversi. Io forse mi alleno di più (ride, ndr), comunque faccio tanti pesi e lavoro individuale.
In che aree di sviluppo ti stai concentrando maggiormente con lo staff di Dallas, sul piano individuale?
Stiamo lavorando tanto sulla fisicità, che è preponderante in tante giocatrici, mentre da un punto di vista tecnico sto lavorando soprattutto sulla mano sinistra e sul tiro da tre. Tiriamo tantissimo da tre con tanti allenamenti specifici, poi ci sono chiaramente tanti aspetti su cui vorrei ancora lavorare ma tutti i giorni facciamo sempre tanto tiro da tre, tanto attacco in penetrazione e pick and roll. Diciamo che però il lavoro è molto simile a quello che sono abituata a fare solitamente.
Cosa ne pensi dei tanti messaggi d'affetto dopo l'esordio che sono arrivati qui dall'Italia, segno di come ci fosse grande attesa e l'interesse verso la tua storia, anche in questo mese senza partite, non si sia mai spento?
Io sono super felice di tutti i messaggi e dell'affetto che mi arriva dalle persone che mi stanno seguendo da Palermo, da Schio, da tutta Italia. Lo sento davvero tanto ed è super importante per me. Non è un ruolo facile quello che ho in questa squadra, lo sto vivendo nel miglior modo possibile, cercando di lavorare su me stessa ogni giorno e cercando di migliorarmi sempre più. Ma non è sempre facile, lo assicuro, e avere un sostegno da parte di tutti, sentire l'affetto di chi mi segue, per me è fondamentale. Ringrazio tutti di cuore per il supporto.