Un weekend a Chicago, nel fine settimana delle "stelle", lavorando dietro le quinte per progredire sempre più come giocatrice. Emma Giacchetti ha vissuto un'esperienza internazionale di prestigio negli USA, con Basketball Without Borders, a metà di un percorso estivo che ha visto prima la partecipazione all'Europeo U20, e successivamente la vedrà protagonista dell'inizio della nuova stagione con La Molisana Magnolia Campobasso, dopo un rinnovo che la vede al centro del progetto per la stagione 2026/2027.
Abbiamo raccolto le sue sensazioni sull'avventura americana, occorsa in concomitanza con l'All Star Game WNBA, e su questa offseason ricca di accadimenti per lei.
Sono stati giorni molto intensi al Basketball Without Borders, che impatto ha avuto su di te la notizia di partecipare al BWB?
L'esperienza è stata molto emozionante, a partire dal momento della convocazione in cui ho avuto un miscuglio di emozioni, tra l'esaltazione per un qualcosa di diverso rispetto alle miei abitudini e l'ansia di scoprire un nuovo mondo, partendo per l'America per la prima volta.
Il camp si è tenuto in concomitanza con l'All Star Game WNBA di Chicago, quindi è stato strutturato in modo diverso dal solito. Raccontaci qual è stata la tua “giornata tipo”.
Ci svegliavamo ogni giorno alle 7 per colazione, poi raggiunto il campo d'allenamento ci allenavamo dalle 9 sino alle 14. Inizialmente il lavoro era dividendo il gruppo "stazioni", poi progressivamente affrontavamo dei tre contro tre e dei cinque contro cinque. Al rientro, dopo pranzo e un po' di tempo libero nella lounge, cenevamo abbastanza presto perché c'erano delle attività programmate. Dopo la cena infatti partivamo per presenziare l'All Star Game WNBA e per partecipare alle Skills Challenge e i Three Point Contest.
Basketball Without Borders è un’esperienza unica che riunisce in un gruppo tanti prospetti in giro per il Mondo. C’è qualcosa che ti ha insegnato confrontarsi con loro?
Questa esperienza unisce diverse culture cestistiche e questa cosa l'ho già riscontrata partecipando ad Europei Giovanili e soprattutto al Mondiale, ma l'aspetto diverso è stato di giocare insieme alle giocatrici di diversi paesi e rapportarmi ai diversi modi di giocare la pallacanestro. Per me è stato molto stimolante perché, nelle situazioni di tre contro tre e cinque contro cinque, c'era da adeguarsi alle diverse tipologie di gioco e per me era importante sia capire con chi stessi giocando ma contro chi stessi giocando.
Un elemento in più di questa esperienza è condividerla con una giocatrice come Marta Moscarella. Com’è per voi ritrovarvi in una situazione così particolare?
Finché non sono arrivata a Chicago non sapevo che ci fosse Marta, l'ho scoperto lì! Per me è stato molto bello ritrovarla, era da un anno che non ci vedevamo, abbiamo giocato insieme nelle giovanili a Campobasso ed è stato bello tornare a giocare insieme o contro in un camp internazionale di questo tipo. Ritrovare una persona che conoscevo è stato d'aiuto, perchè in questo modo per me è stato molto meno impattante andare negli USA in un camp in cui non conoscevo nessuno.
Questo tipo di esperienza è un trampolino di lancio per te verso una nuova stagione, dato che in questi giorni è arrivata l’ufficialità del rinnovo con Campobasso. Cosa ti attendi maggiormente da questa stagione da te e dalla squadra?
L'obiettivo dell'anno prossimo è far meglio della scorsa stagione, creare un buon gruppo sin da subito facendo una buona preparazione e capendo al meglio le new entry. Io cercherò di dare il mio migliore apporto, portando la mia tipologia di pallacanestro all'interno di questo club. Spero che quest'anno, ancora di più, riuscirò a raggiungere questo obiettivo.
Sei reduce da un’esperienza non facile con l’Under 20, con tante difficoltà. Voi come avete vissuto l'Europeo, sicuramente non facile ma in cui alla fine vi siete compattate nel momento più delicato?
Non è stata un'esperienza facile, abbiamo riscontrato molte difficoltà ma non era la prima volta, avevo già avuto un Europeo molto simile tre anni fa con le U18, con le 2005. Ma al tempo stesso l'anno scorso la stessa annata, in U20, ha vinto il bronzo... Per noi quest'Europeo è stato molto difficile, ma l'importante è stato che alla fine ci siamo riunite e "la nostra vittoria" ce la siamo presa, perché per come si erano messe le cose è stata una vittoria rimanere in Division A.
L'accoglienza dei risultati di questo Europeo, intorno a voi, è stata decisamente polarizzante e, guardando le vostre reazioni quasi liberatorie alla permanenza in Division A, ha avuto un impatto anche su di voi.
Quello che vorrei dire è che è facile applaudire la propria squadra quando si vince. Il problema è che nel momento in cui noi non siamo riuscite a dare il meglio, molte persone sono riuscite soltanto a giudicare. Io credo non sia importante se si vince o si perde, non è giusto che persone che hanno dato tutte loro stesse per un mese vengano giudicate e anche non sopportate da tutti, solo perché non sono riuscite a fare ciò che era nelle aspettative. Risulta facile applaudire quando si vince, ma meno quando le cose non riescono. In questo sport una squadra vince e una perde, non si può far altro: ci sono le volte in cui si vince un bronzo, e quelle in cui si arriva tredicesimi. Ma non è giusto che non si continui a supportare il proprio paese solo per quello.