"La passione non è cieca, è visionaria." Parlando di Giulia Arturi il pensiero di Stendhal è quanto mai attuale. Perché pur essendo stata contagiata nelle passioni (dalla madre Rosi Bozzolo per il basket, dal papà Franco per il giornalismo), e pur avendo legato la sua carriera ad una sola maglia, quella rossonera del Geas, dove è cresciuta e si è affermata come una delle migliori interpreti nel ruolo di play maker arrivando a vestire la maglia azzurra, ha sempre convogliato con intelligenza la forza della passione in progetti per certi versi visionari.
E' il caso ultimo di quando, agli inizi di questa stagione, di fronte al dolore concreto di dover scrivere la parola fine ad una delle più belle favole della storia della pallacanestro italiana, quella del Geas capace di stupire il mondo intero negli anni 70/80 (storica la Coppa dei Campioni vinta a Nizza il 30 marzo 1978 contro lo Sparta Praga), dimostrando un attaccamento alla maglia degna di un Maldini o di un Totti insieme alle compagne di squadra e allo staff ha scelto di "mettere in pausa i rimborsi" consentendo alla società del presidente Filippo Penati di reperire le risorse necessarie ad affrontare la stagione.
Non una scelta simbolica, ma di sostanza, come dimostra un avvio di stagione fatto di 12 vittorie nelle prime 12 giornate di campionato (oggi il bilancio è di 17 vinte e una persa).
P come passione, P come pallacanestro, dunque, interpretando il ruolo di play maker come da manuale o, meglio, come da manuale di mamma Rosi Bozzolo, non a caso membro dal 2011 della Hall of Fame della pallacanestro femminile italiana.
C'è un'altra passione la cui iniziale ricorda innanzitutto il Genitore che l'ha ispirata, papà Franco, per anni colonna portante della Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo per eccellenza! G come giornalismo, o se preferite G come Giulia...
Passione che è diventata materia di studio con la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la successiva specialistica in Sceinze Sociali, quindi hobby con le prime godibili interviste realizzate a grandi personaggi per testate storiche come Superbasket e Giganti, sempre guidata da una competenza non monotematicamente legata al suo mondo, quello del basket, ma anche allargata al ciclismo, come quando su Eurosport ha commentato il Giro d'Italia e il Tour de France di ciclismo.
Tanta passione non poteva non diventare una professione, intesa innanzitutto come professionalizzazione del suo status. Da poco tempo Giulia ha sostenuto l'esame per modificare il suo status da iscritta all'elenco dei Pubblicisti a Professionista, confermando ancora una volta quelle doti di leader che, e questo chi vive lo sport lo sa bene, non è mai frutto di autoproclamazione, ma di riconoscimento di quanti, sul parquet e nella vita, hanno a che fare con lei.
A Giulia Arturi, una di noi sia come interprete dello sport di cui abbiamo il privilegio di occuparci e sia per la passione comune per il giornalismo, il nostro più sincero "Ad maiora"!
Area Comunicazione LBF