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LBF 50 - Wanda Sandon, il centro gravitazionale delle grandi dinastie

LBF 50 - Wanda Sandon, il centro gravitazionale delle grandi dinastie

50 anni, 50 giocatrici. Quest’anno la Lega Basket Femminile celebra un importante anniversario, e per farlo vuole ricordare alcune delle protagoniste più rilevanti di questo mezzo secolo di storia.

Tre squadre, sette giocatrici. Bastano due mani per contare chi, nella storia del basket femminile italiano, è stata in grado di vincere almeno dieci scudetti. Tra queste c’è una donna partita dalla provincia di Belluno e diventata un centro gravitazionale per alcune delle più grandi dinastie della storia. Per tutti gli anni Settanta, per arrivare in fondo al campionato e sollevare dei trofei bisognava prima o poi fare i conti con Wanda Sandon, ed era sempre meglio averla dalla propria parte.

La storia inizia nel 1952 a Trichiana, ai piedi delle Prealpi venete, mentre cestisticamente parte da Vicenza, dove vince il suo primo titolo prima di compiere 17 anni. Il suo apice inizia qualche anno più tardi, e coincide con gli anni migliori del grande GEAS di Mabel Bocchi, Rosi Bozzolo e tutte le altre. Quattro scudetti consecutivi, la storica Coppa dei Campioni a Nizza nel 1978, la sensazione di essere una squadra invincibile corroborata dai risultati. Nel 1978 passa alla FIAT Torino, società che stava tornando ad affacciarsi ai piani altissimi del campionato dopo oltre un decennio dall’ultimo scudetto. I risultati arrivano immediatamente, con altri due titoli consecutivi e un’altra Coppa dei Campioni nel 1980, sempre in Francia ma a Wittenheim, contro le bulgare di Pernik. Il progetto dura anche pochi anni, e già nel 1981 Sandon è tornata a Vicenza, dove la storia si ripete: tre scudetti consecutivi tra il 1982 e il 1984, un altro trofeo continentale nel 1983, il primo dei cinque conquistati dalla squadra veneta in quel decennio.

“La voglia di vincere” era il titolo di una sua intervista realizzata da Sandro Gamba per la rivista Intrepido nel 1977, e potrebbe anche essere il titolo di una monografia sulla carriera di una delle giocatrici più competitive nella storia del basket italiano. “Wanda è una delle giocatrici più popolari e pur essendo affermata, conosciuta, come donna lo è assai meno”, è il modo in cui viene descritta una delle cestiste più influenti della sua epoca, in senso strettamente sportivo. Sandon non ha la trascendenza storica e fuori dal campo di Mabel Bocchi, con cui componeva una coppia di lunghe assolutamente determinante ai tempi di Geas, ma è stata una figura chiave per almeno un decennio di pallacanestro italiana, anche con la maglia della nazionale. In maglia azzurra ha giocato oltre 200 partite e ha vinto il bronzo all’europeo del 1974, mentre in Serie A1 ha sfiorato le 400 presenze con oltre 4.000 punti segnati.

In ogni sua esperienza, tutte in squadre vincenti, Sandon è stata essenziale per raggiungere i massimi livelli in Italia e in Europa, e secondo molti pareri lo ha fatto anticipando i tempi nell’interpretazione del ruolo di centro. “Pur non essendo dotata di mezzi atletici straordinari, aveva la capacità di farsi trovare al posto giusto al momento giusto, in difesa e a rimbalzo”, diceva di lei Mabel Bocchi al momento dell’introduzione nell’Italia Basketball Hall of Fame nel 2012. La comprensione del gioco, la voglia di competere e di arrivare sempre prima sono i grandi segreti di una carriera così longeva e di successo, vissuta sempre al massimo ma senza fare troppo rumore.

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