«Spendete bene il vostro tempo. La vita è troppo corta per impantanarcisi e scoraggiarsi. Continuate, un passo alla volta, sorridete e andate avanti».
(Intervista per CBS, 2008)
Calabasas, pochi minuti alle 10 del mattino del 26 gennaio: arriva sempre, purtroppo, un luogo e un orario maledetto in cui anche le leggende, personaggi che trasudano epicità e immortalità, ci lasciano, ricordandoci sempre la fugacità dell’esistenza e le pieghe beffarde assunte dal destino. Kobe Bryant lo era davvero, leggendario e immortale, e lo sarà per sempre: è stato l’esempio di più generazioni di cestisti, un giocatore da studiare ed emulare. Un modello di passione e dedizione per il gioco.
«Tutti i fans mi avvicinano dicendo “dovevi avere un bambino, per tramandare la tua eredità, il tuo lascito”. Gigi fa sempre 'ci penso io, non hai bisogno di un ragazzo per questo, ci sono io'. E le rispondo 'hai ragione, ce la puoi fare'»
(Jimmy Kimmel Live, ottobre 2018)
Bryant lascia la moglie Vanessa Lane e altre tre figlie. Tre, perché la quarta, Gianna Maria detta “Gigi”, era con lui e ha perso la vita anche lei: Kobe la stava portando all’allenamento, perché come il padre Gianna aveva un sogno fin da piccola. La WNBA. E lui la incoraggiava, la consigliava, la seguiva: sino al punto di diventare l’allenatore della sua squadra. Non riusciva a star lontano dal parquet, il richiamo era troppo forte: stavolta soltanto per trasmettere i suoi insegnamenti, continuare la “legacy” del nome Bryant anche al femminile. Ci credeva, nel femminile, Kobe: rispettava il gioco e le sue grandi interpreti, perché la palla a spicchi lo coinvolgeva a 360 gradi.
«Ci siamo dati entrambi tutto quello che avevamo. E sappiamo entrambi, indipendentemente da cosa farò, che rimarrò per sempre quel bambino con i calzini arrotolati, bidone della spazzatura nell’angolo, 5 secondi da giocare. Palla tra le mie mani. 5…4…3…2…1…Ti amerò per sempre».
(“Dear Basketball”, la lettera che annuncia il suo ritiro, 2017)
I numeri della sua carriera sono noti a tutti: oltre a 8 e 24 che l'hanno accompagnato nel suo viaggio, vorremo ricordare 5 titoli NBA, due ori olimpici, un riconoscimento da MVP, 18 volte All-Star, 11 volte primo quintetto più… un premio Oscar, per il cortometraggio animato della sua lettera di addio al basket giocata. 33643 punti in carriera, quarto posto nella classifica marcatori NBA di tutti i tempi: Lebron James l’ha superato in classifica il giorno prima. Lui gli ha inviato un tweet di congratulazioni, il suo ultimo messaggio pubblico ribadendo il suo grande rispetto verso chi l’ha succeduto in maglia Lakers: perché solo i grandi rispettano sempre il gioco e i suoi interpreti.
«Cos’altro posso dire? Mamba out.»
(Dichiarazione postpartita, Lakers-Jazz, 13 aprile 2016)
La storia di vita di Kobe è nota e ci riguarda da vicino: si parte dall’Italia, da quel ragazzo che seguiva ovunque il padre Joe (Pistoia, Rieti, Reggio Calabria) e sin dal minibasket già puntava la NBA: come la sua Gianna, guardava già da piccolo a un orizzonte da stella assoluta. L’Italia, un po’ la sua seconda patria (amava il nostro paese e parlava un fluente italiano coi tanti giocatori che hanno militato in Serie A e poi in NBA). Negli Stati Uniti, invece, il liceo e il salto in NBA, uno dei primi a provare subito a cimentarsi col livello più alto di pallacanestro: l’esplosione, il boom, il passaggio all’inferno con le accuse di stupro poi archiviate, il ritorno alla gloria, gli infortuni, un finale di carriera da cinema con 60 punti nella sua ultima uscita NBA.
Al termine della sua carriera fantastica, terminata nel 2016, Kobe si è dedicato al lavoro di ambasciatore mondiale della pallacanestro e a tante attività benefiche. Il suo impegno in questo senso è sempre stato mirabile: Ha fondato la Kobe Bryant China Fund per favorire l'educazione scolastica e sportiva dei ragazzi in Cina. Nel 2011 ha fondato invece con sua moglie Vanessa la Kobe & Vanessa Bryant Family Foundation, che si impegna nel sociale verso i più giovani abitanti di Los Angeles in difficoltà economico-sociali. È stato anche ambasciatore ufficiale dell'After-School All-Stars, organizzazione no-profit che provvede al doposcuola dei ragazzi di tredici stati degli Stati Uniti.
L’intero Ufficio Operativo della Lega Basket Femminile ricorda con affetto le gesta di un Campione da tutti i punti di vista, che ha segnato un’epoca del nostro sport. Il presidente Massimo Protani ha detto: «Non se ne va solamente un giocatore di basket, ma un esempio per tutti. Di Kobe ricorderemo in particolare l’impegno e la dedizione per il raggiungimento dei propri sogni e la determinazione nel realizzarli, valori che l’hanno reso un personaggio che ha segnato più generazioni di sportivi e non solo. Infine, il pensiero va alle persone rimaste coinvolte con lui nell'incidente, alla sua famiglia e alla figlia Gianna, anche lei scomparsa nella tragica fatalità: perdiamo una ragazza volenterosa, determinata e che amava profondamente il basket. Come suo padre».
Foto: Elsa—Getty Images