Appunti dal campo, attraverso un numero, una statistica insieme alle parole di chi è protagonista, per provare ad arrivare ad un pensiero tecnico.

31 di valutazione. 31 che arriva da 21 punti, prodotti con 5 su 7 da 2 e 1 su 2 da 3. Aggiungendo 6 assist, 3 palle recuperate e 2 rimbalzi. Questi i numeri di Sofia Marangoni nella nona vittoria consecutiva della Magnolia Campobasso.

Venezia-Parma-Torino-Campobasso. Le tappe del suo basket. Per ognuna una parola. Per ognuna un significato. Adolescenza per Venezia, “crescendo come persona e come giocatrice”. Bello a Parma. Inciampare a Torino. Ripartire a Campobasso. Un percorso come quello d tante ragazze. Un percorso con tante curve. Ad ogni curva, importante avere voglia di guardare il nuovo rettilineo. Con curiosità e senza sentire di averlo già visto.

Ritrovare la Sofia. “E’ quello che sento sto facendo. Ho lavorato tanto in estate. Ne sentivo il bisogno. Una palestra a disposizione. Un allenatrice-amica a spingermi. A darmi obiettivi ogni giorno. Quello di cui avevo bisogno”. Ancora una volta, ancora una volta la conferma di quella che Giovanni Lucchesi chiama la voglia di essere guardate. “E così adesso sul campo mi sento contemporaneamente più libera e consapevole. Con più voglia di ascoltare i miei Queen in ogni pre-partita.”

Una Clip video. “La scorsa estate ho conosciuto due allenatori belgi. Hanno una società che si chiama Laboratorio, dove lavorano solo sulla tecnica individuale. Guardavamo clip e poi sul campo cercavamo di copiare il movimento. Ogni clip, un dettaglio a cui guardare, provandolo poi a riprodurlo. Il floater diventata la mia passione. Divertente e stimolante lavorare cosi sulla tecnica individuale”. Soprattuto contemporaneo. Simile alla possibilità di ricerca che possiamo fare per ogni cosa, in ogni momento”.

Ruolo o non ruolo. “Ho sempre giocato playmaker. Quest’anno non solo, anche da guardia? Cosa fa il playmaker organizza l’attacco. Gestisce l’attacco, Pensa alle altre.” Insomma un’etichetta. “Beh -adesso che ci penso- mi sembra proprio cosi”. Un’etichetta che allontana dall’esigenza del campo. Mette limiti ad essere giocatori universali, che sanno fare più cose.Un altro luogo comune da abbattere, quello dei i ruoli, una barriera che toglie luce al sogno di ognuna.

Marco Crespi