LBF 50 - Cynthia Cooper, una Hall of Famer diventata grande in Italia

LBF 50 - Cynthia Cooper, una Hall of Famer diventata grande in Italia

50 anni, 50 giocatrici. Quest’anno la Lega Basket Femminile celebra un importante anniversario, e per farlo vuole ricordare alcune delle protagoniste più rilevanti di questo mezzo secolo di storia.

Chi sta seguendo le finali WNBA in questi giorni potrebbe aver ascoltato più volte la voce di Cynthia Cooper nel video che introduce le partite tra Golden State Valkyries e Atlanta Dream sulla NBC. Poche voci possono raccontare meglio il significato dei momenti decisivi della stagione della lega professionistica americana: parliamo di una due volte MVP e quattro volte vincitrice del titolo con le Houston Comets, ma soprattutto della prima grande figura dei 30 anni di storia della WNBA. Cynthia Cooper era una grandissima di questo sport anche prima del 1997, trovando fortuna in Europa e creando un legame fortissimo con l’Italia.

Sono le sue stesse parole per The Players’ Tribune nel 2020: “Ho la stessa età di Michael, è nato solo due mesi prima di me nel 1963. Michael era il miglior giocatore di high school del suo stato, io ero la miglior giocatrice di high school del mio stato. Michael poteva andare ovunque al college, ma ha deciso di stare a casa in Carolina. Io avrei potuto andare ovunque al college, ma ho deciso di stare a casa a LA. Michael ha vinto il titolo nazionale con UNC nel 1982, io ho vinto il titolo nazionale con USC nel 1983. Entrambi ci siamo affermati come prospetti élite da guardia tiratrice. Erano cammini paralleli, ma da lì in avanti si sono separati. Michael è stato scelto alla numero tre al draft 1984, e il resto è storia: nel 1998 era il GOAT. La mia storia invece è stata un po’ diversa: ero una delle migliori giovani giocatrici d’America, ma l’America non aveva niente per me.” Il riferimento a Michael Jordan non potrebbe essere più chiaro, e il paragone è assolutamente sensato. Una giocatrice paragonabile al giocatore più famoso di sempre non ha una via per rimanere in patria continuando a giocare ad alto livello dopo la carriera universitaria, per cui nel 1986 si trasferisce prima a Bétera, in Spagna, e poi dal 1987 a Parma. 

Cooper rimane in Emilia fino al 1994, non vince nessuno scudetto ma conquista per due volte la Coppa Ronchetti, trofeo che solleverà per la terza volta nella sua successiva esperienza con Alcamo. In totale, la guardia californiana rimane per un decennio a spaventare le difese italiane, mettendo insieme dei numeri impressionanti. Per ben otto volte è la miglior realizzatrice del campionato, con media più vicine ai 40 che ai 35 punti e picchi oltre ben oltre quota 50, come i 56 della semifinale della Coppa Ronchetti vinta con Alcamo nel 1996. I suoi punti totali in Serie A1 sono 9422, seconda nella classifica all-time. 

La stessa Cooper riconosce come in quegli anni quello italiano fosse il campionato di riferimento per molti dei più grandi talenti del panorama del basket femminile mondiale, in cui per un decennio è stata una delle migliori tra le migliori, una realizzatrice compulsiva tanto estetica nei movimenti quanto efficace, praticamente impossibile da fermare. L’Italia è rimasta nella sua vita, tanto che a volte la si sente ancora dire qualche frase in italiano in ospitate televisive o nei podcast negli Stati Uniti, con curiosità divertita da parte dei suoi interlocutori. Parma e Alcamo sono sempre nella sua valigia dei trucchi e nel pacco con le statistiche e i VHS delle sue partite da inviare alla nascente WNBA per essere reclutata, non sapendo che era già una delle giocatrici seguite con più attenzione. A 35 diventerà la prima MVP e Finals MVP della storia della lega, e a fine carriera entra inevitabilmente a far parte della Hall of Fame di Springfield. Una storia unica e irripetibile, una storia che parte dallo sbarco in Italia di fuoriclasse che ha segnato un'epoca e aperto la strada per quelle successive.

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