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LBF 50 - Mabel Bocchi, "La Divina" del basket italiano

LBF 50 - Mabel Bocchi, "La Divina" del basket italiano

50 anni, 50 giocatrici. Quest’anno la Lega Basket Femminile celebra un importante anniversario, e per farlo vuole ricordare alcune delle protagoniste più rilevanti di questo mezzo secolo di storia.

Non si possono comprendere questi 50 anni di storia della Lega Basket Femminile senza partire da cosa è stata e che significato ha avuto la figura di Mabel Bocchi. Non solo perché cinquant’anni fa il massimo campionato femminile era nel pieno dell’epoca del grande Geas, una squadra praticamente invincibile che aveva già conquistato sei scudetti in sette anni e che ne vincerà altri due, oltre alla Coppa dei Campioni 1978, prima squadra femminile italiana di qualsiasi sport a vincere una competizione europea. In questo mezzo secolo ricade infatti solo la seconda metà della carriera della prima grande giocatrice italiana, però il suo impatto e la sua influenza sopravvivono nel tempo, come dimostra la quantità e la qualità dei ricordi arrivati da più parti dopo la sua morte, il 4 dicembre 2025.

Nessuna giocatrice nella storia del basket femminile ha avuto la stessa capacità di farsi di ricordare per così tante ragioni e per così tante sfaccettature della sua personalità, durante e dopo la sua carriera. Mabel Bocchi è stata una figura mediatica talmente moderna da far passare in secondo piano quanto sia stata moderna e straordinaria come giocatrice, avendo la fisicità di una lunga ma al contempo anche la rapidità nel breve e nel lungo e le capacità tecniche per fare praticamente tutto su un campo da basket. Oltre ai successi con Geas, rimangono nella memoria anche i grandissimi tornei con la maglia azzurra, terza all’europeo 1974 e quarta da miglior giocatrice al mondiale dell’anno successivo in Colombia. Bocchi è stata la prima grande italiana a farsi conoscere anche a livello internazionale, oltre ad avere una relazione molto particolare con la grande Uļjana Semënova, con cui non aveva una lingua comune per capirsi se non il latino, ma con cui si intendeva perfettamente.

Una relazione istintiva, così come sono state istintive, per sua stessa definizione, molte delle sue battaglie per uno sport più giusto nei confronti delle donne. Bocchi arrivò in anticipo sui tempi su delle questioni che non sarebbero mai state all’ordine del giorno, in una società che esercitava un grande controllo sul corpo femminile e in un ambiente sportivo in cui era considerato inconcepibile mettere in discussione certe differenze di trattamento tra uomini e donne, da un punto di vista economico e di condizioni di lavoro. Delle disparità tanto assurde quanto difficili da scalfire, motivo per cui durante la sua carriera ottiene ben poco, se non una squalifica dopo una lettera inviata alla Federazione. “Quando giocavo, mi battevo perché avessimo anche noi atlete diritto al medico fisso, al massaggiatore, alla diaria. Avevo scoperto che se fosse caduto l'aereo con la nostra squadra sopra alle nostre famiglie sarebbe stato dato 10, a quelle dei maschi 50”, aveva dichiarato in un’intervista a Gianni Mura nel 2019.

Dopo essersi ritirata a 28 anni per una serie di problemi fisici, Mabel Bocchi è stata un personaggio pubblico sotto molteplici vesti: modella, politica, attivista, giornalista. Veniva chiamata La Divina per il suo eccelso talento sul campo da basket, ma probabilmente la sua grandezza è stata proprio nel non essere divina, ma un modello e un punto di riferimento umano che ha aperto una via per le giovani delle generazioni successive e per cercare di costruire un sistema più equo nello sport e nella pallacanestro in particolare, portando avanti le sue istanze. C’è ancora e ci sarà sempre della strada da fare, per cui il modo in cui Mabel Bocchi è stata "scomoda", si è resa visibile e ha reso visibile la pallacanestro femminile, nel contesto in cui lo ha fatto, rimarrà una memoria da tenere viva per altri 50 anni e oltre.

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