Impresa. Un termine spesso abusato, sbandierato ai quattro venti con poco equilibrio, snaturato. Abbiamo già citato in una delle edizioni di questa rubrica lo scrittore Italo Calvino, lo rifacciamo rimembrando una sua frase da “Il barone rampante”: “ Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino ”. In soldoni, impresa è una parola che va misurata e di cui pochi eventi possono fregiarsene.

Cosa è definibile come impresa? Proviamo a rispondere a questa domanda nella nostra edizione delle pillole di basket femminile di questa settimana.

Impresa è ribaltare una situazione che sembrava impossibile, una grande rimonta. Schio raggiunge l’Eurocup vincendo 82-50 su Orenburg, grazie alla contestuale vittoria di Bourges su Lille. Alzi la mano chi il 20 dicembre al termine del girone d’andata avrebbe dato una chance alla squadra di Vincent, 0-7 dopo la prima tornata di gare.

Nel 2019, invece, un’andamento strepitoso con 5-2 di record, inanellando gioielli su gioielli: la vittoria a Praga, dove oltre alle scledensi ha vinto solo Orenburg; quella a Bourges, dove invece aveva vinto solo Ekaterinburg; infine la magia del +32 su Orenburg, la seconda sconfitta più larga rimediata dal Nadezhda in tutta la competizione. Un’impresa che è risultato di tanti mattoncini messi insieme in due mesi in cui solo la prima della classe Ekaterinburg (6-1) ha fatto meglio di Schio, mentre Praga, finita seconda, ha esattamente le stesso record. Tanta soddisfazione, forse anche qualche rimpianto, di certo una marcia esaltante.

A condurre la rimonta Quigley, 15.7 di media in 10 partite, sei volte su sette in doppia cifra nel girone di ritorno, 47% da tre un dato irreale che la piazza al terzo posto per specialità (e al quarto c’è la compagna Crippa). Il duo Lavender-Gruda ha dato tantissimo, ma ci piace sottolineare anche la piena maturità di Dotto: terza per assist, prima per assist su 40 minuti, in cinque partite su sette del girone di ritorno ha realizzato almeno 8 assist, con un massimo di 11 ieri e una tripla doppia (9+8+9) sfiorata contro Polkovice. Numeri eroici.

Impresa è riuscire lì dove nessuno era mai riuscito sinora. Succede in A2, e in particolare nel Girone Sud dove cadono fortezze finora rimaste inviolate. È il caso del PalaVazzieri espugnato da Palermo per 45-51: dopo dieci vittorie stagionali e una striscia di undici successi a cavallo delle ultime due stagioni, striscia che, ironia della sorte, è cominciata proprio nell’ultima giornata della scorsa stagione contro le siciliane. Un Vazzieri che non conosce sconfitta anche nella sconfitta: bellissimo il genuino applauso riservato alla squadra di casa alla sirena finale di sabato. Palermo, trascinata da Cupido (20) e Russo (8 punti su 10 nell’ultimo parziale) sbanca un palazzetto dove Campobasso non veniva sconfitta dal 14 aprile 2018, quando perse 45-57 da La Spezia.

Proprio La Spezia è protagonista, guidata da Packovski e Templari (17 a testa), dell’altra caduta eccellente, quella del PalaBubani di Faenza. Prima del 61-65 di sabato, le romagnole erano 9-0 in stagione tra le mura amiche: l’ultima sconfitta nello spareggio A1/A2 del 27 maggio scorso, 82-85 all’overtime contro Vigarano. Se si parla di stagione regolare, bisogna tornare al 58-60 contro Orvieto...di nuovo il 14 aprile 2018. Un tratto in comune sorprendente, sull’asse Faenza-Campobasso.

Impresa è anche imporsi su chi sta performando un’altra impresa. È il caso di Moncalieri, che blocca la striscia di vittorie consecutive più lunga ancora in vita, quella da nove successi di Udine. Lo fa al PalaCarnera, con una Grigoleit sontuosa da 18 punti e 10 rimbalzi, ben affiancata dalla verve di Conte (13+6) e Berrad (12, 5 rimbalzi e 3 recuperi), e dalla fisicità di Katshitshi (13). Lo fa contro una squadra, Udine, decisamente atipica per rendimento: 6-4 tra le mura amiche in stagione, 8-2 lontano da casa. Simile percorso per le “Lunette”: 8-2 in trasferta, un po’ meglio di Udine (7-3) in casa. Entrambe, friulane e piemontesi, delle squadre “da viaggio”. Per sfortuna di Udine stavolta il campo di casa era il suo...

Infine, nell’animo umano, una vera impresa è anche riuscire a reinventarsi da subito in un nuovo contesto. Trovare il proprio equilibrio in una nuova dimensione. Prendiamo Marzia Tagliamento: quest’anno ha cambiato squadra una prima volta (da Schio a Napoli), poi ha dovuto reinventarsi di nuovo, dopo le note vicende legate alla società partenopea. Ha compiuto la scelta, non banale, di emigrare: in Spagna, a Lugo, mai così lontana da casa. E sono bastate due partite, a Marzia, per prendere le misure: questo weekend il suo Ensino Lugo ha perso contro il Gernika Bizkaia terzo in classifica, ma a prendersi le luci della ribalta è stata lei, con 21 punti in 28’, 3/5 da due e 5/7 da tre. Una nuova realtà, una nuova casa, un nuovo paese e una nuova lingua: ma c’è qualcosa in cui non ha mai avuto difficoltà ed è sempre stata metter il pallone dentro al cesto. Abbiamo l’impressione che “ canasta de Tagliamento ” possa diventare un termine ricorrente, dalle parti di Lugo.

Alla prossima!

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