Appunti dal campo, attraverso un numero, una statistica insieme alle parole di chi è protagonista, per provare ad arrivare ad un pensiero tecnico.
33’. 6 su 7 da 2. 1 su 1 da 3. Aggiungendo 4 rimbalzi e 2 assist.
Ilaria Panzera ha giocato cosi la sua prima partita da protagonista in A1.
Due ore di italiano. Le prime due ore a scuola. Ogni lunedì per iniziare la settimana. Anche questo lunedì, dopo essere andata in doppia cifra alla prima volta nel quintetto di partenza. Perché Ilaria ha 16 anni, due medaglie conquistate nelle ultime due estati con la maglia azzurra e aggiunge -un po’ cosi’- “ti giuro sono stata attenta”.
Un po’ così 1. “Italiano è la mia materia preferita. Mi piace la Divina Commedia. E’ un po’ noioso ascoltare la spiegazione. Ma è bello poi studiarla, tanti significati nei versi”.
Un po’ così 2. “Libri ? Non leggo libri. Mi piace giocare a basket e basta”.
Un po’ cosi 3. “Vado al campetto. Al campetto di Melzo. Vado da sola. Io e il pallone. E tiro. Come tiro? Tiro e basta. Ah, una volta ho provato un movimento di Curry. Come è venuto? Mi pare bene.”
Un po' così 4. “Eccome se lo guardo il basket. Quando torno da scuola guardo gli highlight delle partite della notte NBA. La visione di gioco di Lebron, il tiro di Curry, l’atletismo di Durant e il ball-handling di Irving. Li cerco, li riguardo.”
Un po’ così 5. “Quale è il mio ruolo ? Gli esperti dicono che sono una guardia. Sul campo mi piace fare un po’ tutto. E non mi sento di avere nessuna qualità speciale”
Ilaria è proprio cosi. Preferisce pensare a fare sul campo, che a trovare o ascoltare troppe parole che dicono senza spiegare.
Come quando si sentiva piena di dubbi al Mondiale U17. “Ne avevo tanti. Mi domandavo come era possibile che arrivata a giocare un Mondiale sbagliassi ogni scelta, non solo i tiri. Poi ho ascoltato e mi sono detta, gli errori li ho fatti, punto. Non devono essere un condizionamento per la prossima partita.”
Come quando dice che la qualità migliore è -forse- non sentire la tensione. “Domenica sentivo di avere più responsabilità e mi faceva sentire e avere più fiducia. Se sento che gli altri hanno aspettative su di me. Se sento di avere aspettative su di me, mi sento meglio. Mi sento più serena”
Autorevole, il primo aggettivo che mi è venuto guardando le sue partite dell’Europeo dell’oro di Kaunas. Autorevole per il modo di stare in campo, a testa alta, non solo tecnicamente. Passando anche per qualche “ma cosa fai...” dopo le (tante) palle perse delle prime partite. “Sentivo che dovevo giocare cosi. Che dovevo farlo. Che quello era il mio ruolo in squadra”.
No. Non è una frase da sbruffona. Non è una frase di chi se la tira. È un bel pensiero di chi vuole essere ambiziosa. Di chi vuole arrivare.
Marco Crespi