Appunti dal campo, attraverso un numero, una statistica insieme alle parole di chi è protagonista, per provare ad arrivare ad un pensiero tecnico.

17 punti, 3 su 4 da 2, 3 su 3 da 3, 2 su 3 nei tiri liberi, 3 recuperate e 2perse (e anche questo +1 conta), questo il tabellino di Gaia Gorini nella trasferta vincente della sua Reyer, che guida imbattuta il nostro campionato.

100% da 3 punti. “Domenica sera mi sono sentita felice. Perché sentivo di aver fatto per la prima volta qualcosa. Mi sentivo felice ed emozionata come quando da ragazzina giocai la mia prima partita con la maglia di Umbertide a Napoli”.

Tira in stagione con il 46% da 3, 1.3 tentativi a partita, dopo il 19%, 19%, 23% degli ultimi tre anni, tirando meno di una volta a partita. “Ho rosicato nel vedere che tutte le squadre mi sfidavano. Lasciandomi spazio, passando sotto al blocco. Mi sono rotta”.

E aggiunge un episodio. “Nell’ultima partita di Coppa ho fatto un canestro da 3. Totalmente fortunato. Non mi andava. Tornata dalla trasferta, ho voluto - quando tiro dopo l’allenamento - mettere attenzione sul lavori dei piedi, sentire il tiro mio”.

Scrivere. “Mi piace scrivere. Riesco ad esprimere quello che ho dentro. A volte è uno sfogo. A volte è dare voce alla mia interiorità”. Un corso di scrittura a Ragusa, tanti libri letti e tanti da voler leggere (risponde senza esitazione alla domanda su quale consiglierebbe a chiunque, "L’amore ai tempi del colera" di Gabriel Garcia Marquez). Il piacere di sedersi al parco, al sole e scrivere una poesia come un mese fa (Il titolo, Vento). “Parlo poco, mi piace ascoltare. Andare oltre alle parole, guardare alla sensibilità delle persone. Ascoltarle e poi scrivere.”

2010, medaglia d’oro agli Europei U18 e quintetto ideale. Gaia anche i bei ricordi li tiene dentro. Non esagera proprio nel racontare e nel raccontarsi. “C’è stato un momento in cui ho pensato che stessi per perdere tutto. Mi è servito, come ogni passaggio, positivo e negativo. Anche se potessi tornare indietro, non cambierei nulla,. Tutto serve”. L’aiuto della famiglia nel dare serenità, il supporto a livello di visione tecnica per poterci credere (“Quando mi hai messo in testa che potevo tirare da 3 punti, ho pensato perché me lo dovrebbe dire se non fossi in grado di farlo”).

Felice e triste. “Quando sono felice, ho ancora più piacere a fare quello che mi piace come studiare (Gaia si è laureata in Economia Aziendale e si iscriverà alla magistrale in Economia e Diritto) o allenarmi. Per esempio alla fine del prossimo allenamento non mi fermerò a 50 segnati, 75 almeno”. E ci sono anche i momenti in cui il sole dentro non c’è (“Mi capita, sì mi capita. E quando succede mi piace dormire per scaricare la tensione e darmi disciplina per svolgere ogni azione del quotidiano”)

Magari anche sistemando la sua collezione di peluche. Animali di peluche. Cuccioli. (“Ce ne sono due che mi porto sempre dietro, un coniglietto e un elefantino”).

Non si allena solo per disegnare uno schema e vincere/perdere una partita, ma per ascoltare le persone, per sentire la loro ricchezza e aiutarle ad essere felici. Anche un tiro da 3 aiuta ad andare oltre. E sorridere dentro, senza parole. Ascoltando il Vento.

Marco Crespi