Quest’anno il tradizionale premio che la LegA Basket Femminile assegna alle protagoniste e ai protagonisti della passata stagione agonistica acquisisce una valenza ulteriore e, per certi versi, affermano in modo ancor più netto l’appellativo di “Oscar” che normalmente viene dato a questo tipo di riconoscimento

Questo grazie al coinvolgimento di un’artista dalla straordinaria vena creativa quale è Cristina Papanikas, che abbiamo intervistato alla vigilia dell’Opening Day di Ragusa.

1. E’ la prima volta che la LegA Basket Femminile sceglie di dare una dimensione artistica ad un premio prestigioso come l’Oscar “Donne&Basket”, sei stata contenta di essere stata coinvolta nel progetto?

1.     Sono felice di aver ricevuto una proposta così importante dalla LegA . Una proposta inaspettata che ho accettato con entusiasmo dal primo istante. Sapere poi che è la prima volta che il mondo del Basket si avvicina a quello artistico e che lo fa in occasione di  un premio così importante  come gli Oscar “Donne&Basket” è per me motivo di orgoglio, direi un onore ed un onere allo stesso tempo, ho sentito da subito la responsabilità del progettare qualcosa che racchiudesse in maniera efficace questi due mondi apparentemente così distanti.

2. Quali sono stati i “motivi" che hanno ispirato il tuo lavoro?

2.     Ho lavorato alla costruzione del premio di miglior coach e di miglior dirigente dell’anno partendo da una riflessione sul quale sia il lavoro principale, la vera “mission” delle due figure professionali. Per quanto riguarda il lavoro dell’allenatore ho simbolicamente utilizzato per l’opera una forma piramidale, ho sempre pensato alla piramide come ad una struttura che racchiude in sé un segreto, riportando il tutto al mondo del basket il lavoro dell’allenatore è proprio quello di trovare la chiave giusta, lo schema perfetto, la strategia vincente per il successo della singola partita e dell’intero campionato.
Nel caso del premio come miglior dirigente dell’anno ho subito pensato, invece,  alla visione globale che un buon dirigente deve avere, e questa visione ho deciso di rappresentarla partendo dalla forma sferica.

3. Parlaci della tecnica di lavorazione, dei materiali utilizzati e di altre caratteristiche dell’opera

3.     Per entrambi i premi ho costruito due figure umane utilizzando il filo di acciaio ed il filo di rame. Nel caso del premio Miglior Coach la figura  risulta al centro della piramide, immortalata in un salto per conquistare il pallone costruito in filo di rame. La piramide è stilizzata, costituita da 12 punte in ferro rappresentanti le 12 squadre del campionato. Ho dipinto ciascuna punta con i  colori sociali di appartenenza. Il tutto inserito su di una tavola di legno rappresentante il campo gioco. 
Per il premio Miglior Dirigente ho inserito l’uomo al centro di una sfera in ferro battuto, la sfera è la stilizzazione del pallone da basket ed il tutto è sorretto da una struttura portante costruita in lamiera con la forma finale del mappamondo.

4. Ogni artista si sente padre (in questo caso madre) dell’opera che realizza: che effetto ti ha fatto vederla nascere dalle tue mani e poi finita?

4.     Verissimo, ci si sente un po’ genitori delle opere ma alla fine si impara a vivere meglio il momento del distacco dalla propria creazione! L’ho imparato col tempo! Questo processo probabilmente è più semplice nelle opere eseguite su commissione poiché il distacco è in un certo senso già accettato in partenza. C’è un momento magico nel fare arte, qualsiasi essa sia, mi riferisco a  quel preciso momento in cui ciò che prima era visibile solo nella propria mente “viene alla luce”, si palesa  diventando un elemento reale e tangibile anche per gli altri. 

5. Noi diciamo sempre che il basket femminile è “l’eleganza in movimento”, essendo il basket uno sport verticale, hai ritrovato queste caratteristiche?

5. Assolutamente si, penso ad esempio al gesto tecnico del tiro in sospensione nel quale l’atleta si stacca con eleganza da terra per qualche istante. Si trattiene il fiato. E' proprio quello l’attimo di cui parlavo prima riferendomi al lavoro preparato per il premio di miglior coach.

6. Conosci bene il basket e lo segui oppure hai guardato delle partite o delle foto per avere una fonte di ispirazione?

6. Seguo il basket da alcuni anni pur non essendo affatto una esperta. Ho avuto l’ opportunità di partecipare come spettatrice a 3 Opening Day negli anni passati e ritengo sia un bellissimo momento di condivisione e di aggregazione tra tanti atleti, tifosi e dirigenti provenienti da tutte le parti d’Italia. Quest'anno è arrivata la bella sorpresa, la mia partecipazione all'Opening Day di Ragusa attraverso le mie opere....una soddisfazione!  Vorrei cogliere l’occasione per fare i miei complimenti agli organizzatori di queste manifestazioni che per un intero anno lavorano alla realizzazione di un evento di tale importanza. Un ringraziamento particolare va al Presidente della Lega Massimo Protani per avermi dato questa prestigiosa e preziosa opportunità.

Note Biografiche dell’artista Cristina Papanikas: 

Laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Bologna ma con una vera passione (che poi è diventata profession) per l'arte. 
Una  passione  cominciata sin da bambina grazie all’atmosfera familiare in cui Cristina è cresciuta: il padre, infatti, è un pittore astrattista greco mentre la madre, italiana, lavora nel teatro. Ha cominciato ad amare il disegno sin da bambina, chiedendo alle compagne di scuola di posare per lei;  all’epoca la tecnica utilizzata per fare i ritratti era quella con il carboncino. 
Trasferitasi a Bologna per frequentare l’Università la sua passione si manifestò con il dipingere i muri di casa, nel tentativo di rendere più accoglienti gli ambienti freddi e spesso decadenti delle case affittate agli studenti fuori sede come lei! 
Una grande influenza sul lavoro di Cristina l’ha avuta senz’altro la musica.
All'età di undici anni inizia a studiare pianoforte e violino al Conservatorio. La passione per la musica è diventata presto fonte di ispirazione per i lavori di pittura, alla base della sua ricerca c’è lo studio delle interazioni tra le due forme espressive. 
Nella sua ultima personale, “Composizioni”, ad esempio, ha lavorato proprio a questo: ha immaginato di scrivere la partitura di un’opera musicale con spatola e colori, un progetto in cui il ritmo viene tradotto in gesto pittorico e le note in colore.

Grazie alla madre, inoltre, ha avuto la fortuna di frequentare sin da piccolissima il teatro, restando affascinata da quel mondo fatto di allestimenti, prove, luci, costumi e scenografie. 
Negli ultimi anni Cristina si è avvicinata in particolar modo al Teatro di Figura, dove la costruzione, i materiali ed il “fattore  artigianale” hanno una enorme importanza. 
Sempre in questo ultimo periodo ha cominciato ad utilizzare materiali diversi per le sue opere, tra cui il filo di acciaio, il filo di rame, la carta ed il gesso, lavorando alla creazione di sculture stilizzate. 
Attualmente Cristina collabora con la Compagnia Teatrale sarda "Is Mascareddas" per quanto riguarda il Teatro di Figura e d’Animazione e, in ambito musicale, lavora alla creazione di videoproiezioni per concerti e serate musicali.
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