Gli esami, si sa, non finiscono mai. Devono aver pensato a questo refrain "Chicca" Macchi, Angela Gianolla e Giulia Gatti, arrivando a Bormio per il corso nazionale allenatori dal 30 giugno al 13 luglio. Un confronto con un mondo inedito e meraviglioso, una nuova prospettiva e tanto, tantissimo lavoro. Un nuovo contesto capace di stupire anche chi, sul campo, ha saputo superarsi e meravigliare gli spettatori che hanno avuto il privilegio di ammirarle. 

Il curriculum, d'altronde, per questo trio parla chiaro, tra prestigiose vittorie e numeri da capogiro. Chicca Macchi, da poco quarant'enne, ha concluso l'ultima stagione alla Reyer Venezia. È a oggi una delle giocatrici più vincenti del basket italiano con 9 scudetti, 8 Coppa Italia, 11 Supercoppe Italiane, una Eurocup in una carriera da oltre 600 presenze in A1. In maglia Azzurra può vantare 105 presenze e anche lì due prestigiose medaglie, l'argento ai Giochi del Mediterraneo del 2001 e quello alle Universiadi del 2003. E in più, la scoperta dell'America: l'esperienza in WNBA alle Los Angeles Sparks, 38 partite nel massimo campionato mondiale. Angela Gianolla, classe 1980, dalla sua ha invece due scudetti, una Coppa Italia e tre Supercoppe Italiane in bacheca. Oltre 500 presenze e 2700 punti in carriera, per ben 35 volte ha indossato la maglia Azzurra. Nell'ultima stagione ha militato con la Passalacqua Ragusa, offrendo tra l'altro prestazioni di grande solidità anche ai Playoff. Giulia Gatti, play classe 1989, ha calcato il campo in Serie A1 per 160 volte conquistando 3 scudetti, 3 Coppa Italia e 4 Supercoppe Italiane. Per lei 68 presenze in Azzurro tra il 2011 e il 2014. La scorsa stagione, dopo quattro anni ricchi di successi col Famila Schio, ha militato con buoni risultati con il Basket Le Mura Lucca qualificandosi per i Playoff.

Tre carriere fenomenali, che proseguono anche fuori dal campo. Con la voglia e la curiosità di scoprire una nuova prospettiva: il basket visto dall'occhio dei coach, perché dietro alla "sgridata" e alla lavagnetta c'è un mondo nuovo. Che spesso, da giocatrice, non riesci a capire. Prova a spiegarcelo Giulia Gatti: «Queste due settimane mi stanno facendo riflettere perché mi accorgo di come si vedono le cose dall'altro lato della medaglia, sto capendo quanto lavoro ci sia dietro a ogni giorno di allenamento e partita. Un allenatore deve sempre tenere sotto controllo tanti aspetti oltre ai giocatori: staff, team dirigenziale e media ad esempio». Angela Gianolla ne fa una questione di "matematica": «Se già sapevo di esser stata fortunata a fare il lavoro più bello del mondo giocando a basket, ora ne sono ancora più convinta: capisco che fare l'allenatore è un lavoro a 360°, la testa dev'essere una "calcolatrice" continua, devi pensare a strategie e adattamenti continuamente. Da giocatore puoi giocare sulle letture senza pensare troppo, divertirti e poi riposare andando in panchina. Dalla parte del coach è tutta un'altra cosa, e per questo vorrei mandare tutta l'ammirazione a quelli che ho avuto sino a ora e li ringrazio per quanto fatto in questi anni». Anche Chicca Macchi, ripensando al passato, è giunta a rivedere alcuni punti di vista: «Sicuramente devo dire che mi rivedo su molte situazioni su cui avevo preso in giro i miei allenatori: mi rendo conto che è un lavoro molto impegnativo, ma penso soddisfacente tanto quanto quello di una giocatrice, quando si vince una partita», spiegando anche perché: «La vita d'atleta è tutta un'altra cosa: è vero, c'è dispendio fisico, però è anche vero che noi siamo messe nelle condizioni migliori per poter dare il meglio ed esser preparate. La preparazione è la cosa più difficile, specie dal punto di vista dell'allenatore: devi studiare, lavorare con lo staff, prenderti responsabilità sulle decisioni. Da giocatrice poi certe cose le vedi, da allenatore devi dirle di vederle e non è facile. A pensarla così verrebbe istintivo giocare per altri 4-5 anni!», scherza, per la gioia forse di chi l'ha ammirata sempre in campo in questi anni e vorrebbe vederla ancora.

Il corso è un'autentica maratona. 96 ore di lezione di cui 46 frontali coi relatori e il resto composto da quattro tirocini a testa tra allenamenti da far svolgere agli altri corsisti, prove di scouting report e analisi. Al termine delle due settimane, ogni corsista deve presentare una tesina di fine corso alla commissione esaminatrice. Per ulteriori dettagli, chiedere a Gianolla: «La prima settimana è stata pazzesca, forse la più dura da quando sono nel mondo dello sport, perchè richiede un impegno totale mentale e fisico. Quando non stai dimostrando il tuo allenamento devi giocare e allenarti. Ci sono pomeriggi in cui ti alleni 4 ore e poi fai 20 minuti d'allenamento. Abbiamo avuto dei relatori che mi hanno lasciato a bocca aperta come Maurizio Buscaglia, Claudio Mantovani, Fabio Corbani, Flavio Fioretti e Lele Molin, un pozzo di sapienza». Macchi aggiunge: «Ho trovato grandissimi professionisti che lavorano per questo clinic e in questo corso, sto cercando di attingere da loro il più possibile per sfruttare al massimo queste due settimane. È un'esperienza intesa e dispendiosa come energie, facciamo quasi 10 ore di lezione al giorno più il lavoro a casa per preparare i tirocini: la tensione è sempre alta perché sei sempre sotto esame, viene giudicata e hai un voto per il lavoro svolto». D'accordo anche Gatti: «Al di là delle lezioni abbiamo tanto lavoro da fare ogni sera, tra preparazione degli allenamenti, video e altro. Per noi sono tutti aspetti nuovi perciò il lavoro è molto lungo».

Novità continue. Che le tre veterane sperano di padroneggiare il meglio possibile, per superare questa nuova impresa, in cui forse partono con un piccolo svantaggio. Gianolla spiega: «Qui a Bormio siamo in cinque o sei ex giocatori, siamo un po' indietro negli aspetti pratici della questione come preparare piani d'allenamento e video, abbiamo dovuto recuperare nozioni che non conoscevamo. Speriamo che la nostra esperienza sul campo sia un valore in più per gli esaminatori a fine corso». Gatti sottolinea come il clima sia però di gran collaborazione: «Con il gruppo di corsisti mi sono trovando bene, perché c'è tanta collaborazione e voglia di aiutarsi reciprocamente». Conclude Macchi, scherzando e facendo suo il pensiero di tutte: «È una bellissima esperienza, ma a questo punto spero di passare il corso, per non dover rifare tutto daccapo!». Una speranza, tra un sorriso e l'altro, che è la stessa per tutti gli appassionati di basket: forza ragazze, vincerete anche questa nuova e difficile sfida!

 

(Foto Elio Castoria)

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